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Una brillante professoressa universitaria, mentre il marito è travolto da uno scandalo per infedeltà, sviluppa un'ossessione pericolosa per un affascinante collega più giovane, Vladimir. Il desiderio diventa il terreno di uno scontro tra potere, ego e reputazione.
Adattamento dell'acclamato romanzo omonimo di Julia May Jonas, che firma anche la serie come ideatrice, sceneggiatrice e produttrice esecutiva al suo esordio da showrunner, Vladimir porta su Netflix una delle antieroine più controverse della stagione. Rachel Weisz, anche produttrice esecutiva, interpreta un'anonima docente universitaria la cui vita professionale e coniugale va in pezzi mentre resta pericolosamente affascinata dal nuovo collega Vladimir, interpretato da Leo Woodall, reduce dal successo di The White Lotus. Nel cast anche John Slattery nei panni del marito sotto inchiesta.
Gli otto episodi, ambientati in un campus universitario dell'upstate di New York, intrecciano satira accademica e ossessione erotica in un racconto che la critica ha definito tagliente e scomodo, capace di elevare l'adattamento oltre le aspettative, pur non mancando di detrattori che lo hanno trovato compiaciuto e privo di una vera catarsi narrativa. Il fascino di Vladimir sta proprio nell'ambiguità: mai la macchina da presa indugia in modo esplicito, preferendo raccontare il desiderio attraverso sguardi, silenzi imbarazzanti e dialoghi al vetriolo sul potere accademico e sul genere. È una serie che parla di ossessione più che di sesso, e proprio per questo risulta tra le proposte più sofisticate e discusse dell'anno in tema di erotismo intellettuale in televisione.
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